CURARE GLI OCCHI - Retina, cornea, cataratta: la chirurgia miniaturizzata

La chirurgia oculistica è molto variegata «perché copre diversi tessuti dell ’occhio, che sono assolutamente paralleli tra loro. Inoltre, è particolarmente composita perché cura una svariata gamma di patologie, che si presentano, con tutta una serie di caratteristiche, in età differenti»

Cosa è cambiato

In 25 anni di attività, Salvatore Tedesco, dirigente medico all’ unità operativa complessa di Oculistica dell’azienda ospedaliero-universitaria e titolare di incarico di alta specialità in chirurgia vitreoretinica, grazie alle evoluzioni tecnologiche di questi decenni, ha visto cambiare (e migliorare) le tecniche di intervento chirurgico su retina, cristallino, cornea e difetti refrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo) correggibili con interventi laser. Lo ha constatato in prima persona come medico e lo ha osservato anche tramite i pazienti, perché quella è la principale prospettiva che conta. «Come evolve la chirurgia lo verifichiamo sulla pelle delle persone - chiarisce - La nostra prerogativa è sapere, infatti, ciò che prova il paziente: quanto discomfort durante e dopo un intervento, quanto questo possa essere gravato da un’incidenza sempre più bassa di possibili complicanze e quale impatto un intervento possa avere sulla vita comune, a qualunque età. Perché le variabili sono tante: la durata del recupero, principalmente funzionale (dopo giorni o settimane), il grado del fastidio nel periodo postoperatorio, incidono molto sul poter riprendere una vita normale e in particolare sull’attività lavorativa». Per Tedesco, nell’ambito della chirurgia della retina, della cornea e della cataratta, molto è cambiato, sia per quantità di patologie che si possono curare brillantemente, sia nei risultati.

Le nuove tecniche riducono discomfort, complicanze, tempi di recupero

Alte aspettative

«L’asticella delle aspettative si è alzata molto per qualunque tipo di patologia oculare e noi, avendo avuto un progresso tecnico molto significativo, con una miniaturizzazione progressiva della chirurgia, oggi possiamo curare una quantità di malattie su cui, un tempo, non era possibile intervenire o si ottenevano risultati diversi - dice lo specialista - Partendo dalla chirurgia retinica, si è passati, per esempio, da un tipo di intervento che era prevalentemente di superficie e di parete a un’operazione endobulbare altamente avanzata. L’evoluzione tecnologica ci consente di usare strumenti che hanno altissima efficienza e modulabilità e che sono regolabili a livello micrometrico, come lo è, per esempio, un’auto da Formula 1».

Strumenti microscopici

Come confermato da Tedesco, gli strumenti tecnici, oltre a ridurre di molto i tempi chirurgici, permettono di eseguire buona parte degli interventi in anestesia locale e di ottenere un notevole profilo di sicurezza «intraoperatorio» e «postoperatorio». «Si registrano risultati brillanti e un esempio è l’intervento per il distaccodella retina che, in 25 anni, è molto cambiato, perché la disponibilità della vitrectomia (l’ intervento cardine) e la sua evoluzione ci ha dato la possibilità di avere una percentuale di soluzione dei casi clinici molto più alta», aggiunge l’oculista, sottolineando come anche la riduzione della dimensione degli strumenti (in termini di frazioni di millimetri) garantisce risultati diversi e sicurezza maggiori.

Tempi ridotti

«Anche l ’evoluzione nel trattamento della cataratta è stata enorme in questi 25 anni ed è legata alla tecnica della facoemulsificazione (tecnica chirurgica per estrarre la cataratta, ndr) e al miglioramento degli strumenti utilizzati, che consentono di eseguirla con altissima precisione e con tempi estremamente ridotti - continua Tedesco - Il cambiamento ha portato a compiere un’anestesia topica (cioè con uso di gocce), nella stragrande maggioranza dei casi, o locale, con un’iniezione di anestetico in zona perioculare, permettendo così un’ operazione ambulatoriale o di day hospital, che non richiede l’ospedalizzazione e che, quindi, rende l’intervento più semplice, più rapido, con tempi di recupero nettamente migliori rispetto a qualche anno fa».

Oggi abbiamo strumenti ad altissima efficienza e modulabilità

Tedesco lo paragona a un viaggio in aereo: «Se dobbiamo andare da Bologna a New York prendiamo, con estrema naturalezza, un apparecchio; ma dietro quel volo c’è la complessità di un pilota, con le sue ore d’esperienza, l’equipaggio, i tecnici, il personale e gli aeroporti. Più un aereo è evoluto e meglio si viaggia. Così come approcciamo il volo con una certa tranquillità, così facciamo con l’intervento di cataratta, consci che stiamo ricevendo un intervento di estrema complessità ma con l’aiuto di un’imponente evoluzione tecnologica». Dei passi in avanti dell’oculistica, in generale, possono beneficiare tutti, anche se molto dipende dalla patologia e dall’ età del paziente.

Mitigare i rischi

«La chirurgia contemporanea può essere utile alle persone che hanno fattori di rischio molto significativi riguardo un’anestesia generale, come gli anziani, chi ha una disabilità o chi soffre di malattie sistemiche croniche, come per esempio il diabete - conclude Tedesco -. Ma è importante anche per i giovani: la durata di un intervento, talvolta dimezzata rispetto a qualche anno fa, spesso incide molto positivamente sul risultato finale, perché lo stress è minore sia per la percezione del paziente, sia per l’occhio, organo tra i più complessi e i più delicati del nostro corpo»

GdP 2022 1

 

 

 

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